Che Napoli è una città ricca di arte, storia, cultura in generale e soprattutto dicerie, leggende e credenze popolari è un dato di fatto.Così come è un dato di fatto che le storie più sorprendenti su questa città sono anche quelle meno conosciute. E’ questo il caso dell’incredibile segreto che custodisce l’arco della chiesa di Sant’Eligio, una delle più antiche di Napoli.
La chiesa fu costruita nel 1270 da una confraternita religiosa francese per volere di Carlo I D’Angiò,con annesso un ospedale. L’intero complesso godette della protezione di Giovanna I D’Angiò, successivamente di Giovanna II D’Angiò e Alfonso I D’Aragona.
Nell’800 l’edificio subì delle modifiche,ma le decorazioni barocche e gran parte di quelle successive sono andate perdute con i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nonostante questo l’impatto visivo è di grande effetto. Qui come in altre parti della città, vecchio e nuovo si mescolano, creando quella particolare atmosfera, suggestiva e misteriosa, tipica di Napoli.
Il campanile della chiesa si collega ad un edificio vicino, grazie ad un arco quattrocentesco che si innalza su due piani,e la storia di cui vi voglio parlare riguarda proprio le due “capuzzelle” rappresentate sotto l’orologio inserito proprio sul primo piano dell’arco.
Le due testoline scolpite sono come testimoni silenziosi che conservano una storia molto particolare, ambientata nel ‘500, e narrata anche da Benedetto Croce.
Si racconta che un membro della famiglia Caracciolo,proprietario terriero in calabria e uomo senza scrupoli,si invaghì di una giovane vassalla,e pur di soddisfare la sua passione, fece imprigionare ingiustamente il padre di lei. In cambio della sua liberazione,la fanciulla fu costretta a concedersi, cedendo alle pressioni del nobile. La famiglia della donna però chiese giustizia ad Isabella D’Aragona,che reggeva il regno mentre suo zio,re Federico , era in guerra, ed ottenne che Caracciolo fosse condannato a dotare e sposare la giovane,in pubblico sopra un palco nella Piazza del Mercato. Subito dopo fu decapitato.
Le “capuzzelle” sono ancora li, a ricordare questi due protagonisti: una giovane sposa che non si è arresa alle angherie di un potente, e un ricco esponente di una delle famiglie più importanti di Napoli nel ‘500, che fu punito proprio per volere di un'altra donna,Isabella. E’ il caso di dire che per “amore” Caracciolo davvero “perse la testa”.
La chiesa fu costruita nel 1270 da una confraternita religiosa francese per volere di Carlo I D’Angiò,con annesso un ospedale. L’intero complesso godette della protezione di Giovanna I D’Angiò, successivamente di Giovanna II D’Angiò e Alfonso I D’Aragona.
Nell’800 l’edificio subì delle modifiche,ma le decorazioni barocche e gran parte di quelle successive sono andate perdute con i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nonostante questo l’impatto visivo è di grande effetto. Qui come in altre parti della città, vecchio e nuovo si mescolano, creando quella particolare atmosfera, suggestiva e misteriosa, tipica di Napoli.
Il campanile della chiesa si collega ad un edificio vicino, grazie ad un arco quattrocentesco che si innalza su due piani,e la storia di cui vi voglio parlare riguarda proprio le due “capuzzelle” rappresentate sotto l’orologio inserito proprio sul primo piano dell’arco.
Le due testoline scolpite sono come testimoni silenziosi che conservano una storia molto particolare, ambientata nel ‘500, e narrata anche da Benedetto Croce.
Si racconta che un membro della famiglia Caracciolo,proprietario terriero in calabria e uomo senza scrupoli,si invaghì di una giovane vassalla,e pur di soddisfare la sua passione, fece imprigionare ingiustamente il padre di lei. In cambio della sua liberazione,la fanciulla fu costretta a concedersi, cedendo alle pressioni del nobile. La famiglia della donna però chiese giustizia ad Isabella D’Aragona,che reggeva il regno mentre suo zio,re Federico , era in guerra, ed ottenne che Caracciolo fosse condannato a dotare e sposare la giovane,in pubblico sopra un palco nella Piazza del Mercato. Subito dopo fu decapitato.
Le “capuzzelle” sono ancora li, a ricordare questi due protagonisti: una giovane sposa che non si è arresa alle angherie di un potente, e un ricco esponente di una delle famiglie più importanti di Napoli nel ‘500, che fu punito proprio per volere di un'altra donna,Isabella. E’ il caso di dire che per “amore” Caracciolo davvero “perse la testa”.
Alla prossima storia!
MARIANNA DEIULIS
Questa e altre storie fanno parte di una passeggiata narrata molto "sfizioza" dal titolo "34 a cap. Storie di Teste Napoletane" organizzata dall'associazione culturale Insolitaguida. Per maggiori dettagli vi rimandiamo al sito istituzionale dell'associazione www.insolitaguida.it o a chiamare il 338 965 22 88.












