Quante volte passeggiando per le strade di Napoli ci imbattiamo in chiese dai portali maestosi ma chiusi da sempre? E la domanda più frequente che ci rivolgiamo è ma perché non vengono adottati? Magari da associazioni di giovani volenterosi che potrebbero utilizzarle come luogo di partenza per le loro iniziative ed arricchire così le già tante iniziative culturali che ogni mese propone la nostra città.
Il cardinale Crescenzio Sepe non indifferente ai bisogni di Napoli e dei napoletani con la creazione di microcrediti e la casa di Tonia, una delle più importanti case famiglie di Napoli, in occasione del Giubileo ha proposto l’adozione delle chiese chiuse da parte di associazioni e restauratori.
Sono oltre cento chiese pronte ad ospitare associazioni e le loro attività socio culturali soprattutto restauratori, a sostenere l’iniziativa ci sono anche la Soprintendenza e la facoltà di architettura dell’università Federico II, che si sono messe a disposizione per il lato tecnico degli eventuali restauratori. Le chiese rientrano nel patrimonio della Diocesi e delle Arciconfraternite
Chiunque può inviare il proprio progetto volto al recupero delle chiese e a progetti di sviluppo territoriale. Tra le chiese chiuse più belle, ricordiamo, tra le tante, San Giovanni Maggiore, Santa Maria Vertecoeli o Sant’Agostino alla Zecca.












