Cappella Sansevero

    Creatività barocca e orgoglio dinastico, bellezza e mistero s’intrecciano creando un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo. Misteri ruotano intorno al Cristo velato e alle Macchine Anatomiche.

    Informazioni Cappella Sansevero Napoli
    Tutto su Cristo Velato e Cappella Sansevero
    Cristo Velato

    Info

    NAPOLI (NA)

    via Francesco De Sanctis 14

    tel : 081 5518470

    sito web: clicca quì

    Orario

    lun mer gio ven sab dom

    apertura
    09:00
     
    chiusura
    19:00
     

    Chiuso il martedí L'ingresso è consentito fino a mezza prima della chiusura

    Artecard

    Biglietti

    Intero
    € 8.00
     
    Ridotto
    € 5.00
     

     

    Il biglietto ridotto è valido per
    ragazzi tra 10 e 25 anni

    Gratuito per bambini fino a 9 anni

    La Cappella dei Sansevero (o chiesa di Santa Maria della Pietà) è tra i più importanti edifici di culto di Napoli; è situata nelle vicinanze della piazza San Domenico Maggiore, attigua al palazzo di famiglia dei Principi di Sansevero, da questo separata da un vicolo una volta sormontato da un ponte sospeso che consentiva ai membri della famiglia di accedere al luogo di culto direttamente.
    La Cappella è costituita da una navata unica (struttura verosimilmente risalente al 1590), rettangolare, cui si accede dal fondo (originariamente i fedeli potevano accedere da quella che oggi ne è la porta laterale, mentre un ponte sospeso collegava la Chiesa all'antistante Palazzo Sansevero). Otto cappelle laterali (quattro per lato) si snodano fino all'altare maggiore mentre al centro dei due lati lunghi, rispettivamente a sinistra e destra entrando, si aprono la porta di cui si è già detto e l'accesso alla c.d. "cavea sotterranea".
    Tutte le opere, salvo quattro, furono commissionate da Raimondo di Sangro ed a lui si doveva anche la pavimentazione (ottenuta secondo procedimenti rimasti sconosciuti) costituita da un mosaico bianco e nero simboleggiante un labirinto (un frammento del pavimento originale, sostituito agli inizi del '900 si trova oggi addossato al muro della "cavea") di chiaro influsso massonico.
    La concezione originaria (come si rileva da un allegato al testamento del Principe) prevedeva che ogni cappella laterale fosse dedicata ad un antenato mentre, in corrispodenza dei pilastri, sarebbero state sepolte le rispettive spose con una statua che ne rappresentasse una specifica virtù. A tale scopo vennero riutilizzate le quattro statue preesistenti relative al I, II e IV Principe di Sansevero, nonché ad Alessandro di Sangro, iniziatore nel 1613 dei lavori di sistemazione dell'edificio. Le altre opere furono commissionate ad autori contemporanei come Francesco Celebrano, Antonio Corradini, Francesco Queirolo e Giuseppe Sanmartino.

    Tra capolavori come il celebre Cristo velato, la cui immagine ha fatto il giro del mondo per la prodigiosa “tessitura” del velo marmoreo, meraviglie del virtuosismo come il Disinganno ed enigmatiche presenze come le Macchine anatomiche, la Cappella Sansevero rappresenta uno dei più singolari monumenti che l’ingegno umano abbia mai concepito.

     

    Cristo Velato

    Posto al centro della navata della Cappella Sansevero, il Cristo velato è una delle opere più note e suggestive al mondo. Nelle intenzioni del committente, la statua doveva essere eseguita da Antonio Corradini, che per il principe aveva già scolpito la Pudicizia. Tuttavia, Corradini morì nel 1752 e fece in tempo a terminare solo un bozzetto in terracotta del Cristo, oggi conservato al Museo di San Martino.

    Fu così che Raimondo di Sangro incaricò un giovane artista napoletano, Giuseppe Sanmartino, di realizzare “una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua”.
    Sanmartino tenne poco conto del precedente bozzetto dello scultore veneto. Come nella Pudicizia, anche nel Cristo velato l’originale messaggio stilistico è nel velo, ma i palpiti e i sentimenti tardo-barocchi di Sanmartino imprimono al sudario un movimento e una significazione molto distanti dai canoni corradiniani. La moderna sensibilità dell’artista scolpisce, scarnifica il corpo senza vita, che le morbide coltri raccolgono misericordiosamente, sul quale i tormentati, convulsi ritmi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi che la pietosa copertura rendesse ancor più nude ed esposte le povere membra, ancor più inesorabili e precise le linee del corpo martoriato.

     

    Macchine anatomiche

    Nella Cavea sotterranea sono oggi conservate, all’interno di due bacheche, le famose Macchine anatomiche, ovvero gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro. Le Macchine furono realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, sotto la direzione di Raimondo di Sangro; il reperimento di atti notarili e fedi di credito consente di datare questi “lavori” al 1763-64. I due studi anatomici costituiscono le presenze più enigmatiche della Cappella Sansevero. Ancora oggi, a circa due secoli e mezzo di distanza, non si sa attraverso quali procedimenti o adoperando quali materiali si sia potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio.

    Cappella Sansevero si trova in pieno centro antico in via Francesco De Sanctis 19 a due passi da Piazza San Domenico Maggiore  da Via dei Tribunali

    Senza ombra di dubbio, il Cristo Velato è tra le opere di scultura più notevoli dell’intero panorama della storia dell’arte internazionale.
    A rendere così rara l’opera del Sammartino è soprattutto il velo che ricopre il corpo ormai senza vita del Cristo, così trasparente, così reale al punto tale da essere stato oggetto di una serie di teorie circa la sua realizzazione.
    Come sappiamo, il principe di Sansevero Raimondo di Sangro, era famoso per le sue abilità alchemiche (come dimostrano le Macchine Anatomiche esposte all’intero della Cappella) e per cui i più fervidi sostenitori dell’alchimia affermavano che il principe avrebbe creato una soluzione chimica in grado di solidificare, e dunque marmorizzare, i tessuti.
    Tuttavia, grazie a recenti studi, si è potuto appurare che lo scultore napoletano abbia lavorato su un unico blocco di marmo e che quindi la perfezione di questo velo sarebbe semplicemente da ricondursi alla grande abilità del Sammartino.

    Cristo Velato a Cappella Sansevero

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